Il personaggio Peter Pan di Settembre: Mohamed Arken Abboud


Mi presentai alle selezioni con l’idea di voler qualcosa di nuovo. Non un’idea ben chiara di quello che sarei andato a fare, ne di quello che realmente sarei stato disposto a fare. Ma ero certo di volermi mettere in gioco, di voler dimostrare a me stesso che ero “grande”, che ora ero in grado di sapermela cavare da solo.


Ricordo il lungo viaggio verso TUNISI IL CAPITALE, con le innumerevoli domande esistenziali sul mio futuro. L’arrivo all’hotel dove le selezioni si sarebbero svolte; una moltitudine di ragazzi pronti a mettersi in gioco probabilmente spinti dalla stessa voglia di novità. Guardavo i miei selezionatori come guru dell’animazione. Loro ci credevano, avevano esperienza da vendere, si erano guadagnati la possibilità di raccontarmi la loro esperienza grazie ad anni di vita spesi per questo lavoro. Ma ancora non avevo ben chiaro cosa tutto questo parlare di “esperienza di vita” volesse dire…mi sentivo spinto da una voglia cieca di provare, nonostante i giudizi di ragazzi conosciuti da solo poche ore, nonostante la voce nella mia testa mi chiedesse ripetutamente per quale motivo lo stessi facendo.


L’esito fu positivo. Ma ancora non avevo il quadro completo di cosa mi aspettasse, di cosa realmente volevo. Stavo lasciando una vita di sicurezze, l’università e gli “amici” ..

Senza rendermene conto mi ritrovai A DJERBA(tunisia). Lontano da casa. Lontano da tutto quello che mi dava sicurezza. Era tutto esattamente come avrebbe dovuto essere: la prova a me stessa. Il primo mese avrei dovuto lavorare, inserirmi e convivere con i miei nuovi  coleghi. 

Mi ricordo La prima esperienza su un palcoscenico, e gli innumerevoli occhi di sconosciuti spettatori, affamati di comicità e spettacoli. Il senso di assuefazione alle attenzioni degli ospiti, il voler essere il loro punto di riferimento. Il voler da loro essere ricordati anche a distanza di anni per quelle due settimane da me rese per loro un indimenticabile vacanza! Quello che inizialmente pensavo fosse solo una esperienza di passaggio si trasformò così in un identificazione di me stesso in uno stile di vita. Non dovevo fingere di essere nessuno, non dovevo mettermi alcuna maschera, non dovevo creare su di me un carattere. Dovevo solamente essere me stesso, trasformare una normale vacanza di perfetti sconosciuti in una entusiasmante tour de force di emozioni che non avrebbero più dovuto scordare. Un’esplosione di emozioni che mai mi sarei aspettato di provare in tutta la mia vita.

Il rientro a casaa, l’incontro con i miei vecchia amici, con la mia famiglia, con il mondo del passato fu un’esperienza piuttosto traumatica. Tutto sembrava essersi fermato, quello che avevo lasciato era ancora uguale, immutato. Io ero completamente cambiato, cresciuto, diventato GRANDE. Ora sapevo cavarmela da solo..Tutto quello che avevo vissuto sembrava un’esperienza vana, fine a se stessa.. Col passare del tempo mi sono accorto di come, tutto quello che ho imparato e sto imparando in questo lavoro, mi dia una marcia in più rispetto a tanti altri miei coetanei. Un approccio completamente diverso alle difficoltà della vita, il sapere d’aver superato difficoltà apparentemente insormontabili e la coscienza di poter quindi mettermi in gioco in qualsiasi situazione io mi trovi. Le migliaia di culture, mentalità e modi di vivere alle quali sono stato a contatto e l’apertura mentale che questo ne ha comportato. La disciplina che questo lavoro richiede, apparentemente poco serio agli occhi di distaccati osservatori esterni, ha modellato il mio carattere rendendolo forte e pronto ad ogni tipo di sfida; mi ha reso in grado di non abbattermi alla prima difficoltà.

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Ma tutto questo non mi è bastato. Scoprire tutto il mondo che stava fuori mi ha aperto gli occhi ad un mondo di novità che mi incuriosiva, che mi affascinava. Partii quindi per altre stagioni, dalle quali ho appreso cosi tante sfaccettature della vita da non essere in grado di raccontarle tutte d’un fiato. Cosi tanti sorrisi non falsi, non obbligati. Cosi sinceri da far brillare il cuore più d’un esplosione. Il sapere di aver regalato felicità a gente che nella vacanza cercava l’armonia attesa da mesi, anni. La stessa gente che a distanza di qualchi  anni ancora ringrazia per quei momenti di vita condivisa, per quelle risate strappate, per quei ricordi indelebili. Il saper d’essere stato importante per qualcuno grazie al tuo lavoro, al tuo essere te stesso.

Ma ancora non avevo toccato il cielo. Volevo di più. Volevo essere quello che inizialmente mi aveva trasmesso tutto questo. Volevo essere io a trasmettere tutto questo. L’occasione capitò per puro sbaglio. Un rientro anticipato, l’inverno a casa e la proposta di partecipare ad una selezione. Mi stavano dando l’occasione di aiutare a spiegare il mondo di sensazioni, di disciplina, di novità che la mia esperienza mi aveva regalato

passano gli anni e passano gli stagione Ed ecco il culmine del progetto. Diventare Capo Animazione. Avere la responsabilità delle emozioni dei propri ragazzi, il dover imparare a mettere da parte se stessi per loro. Per fargli vivere quella stessa esperienza che io provai qualche anno prima. Il capire quanto e come tirar fuori il massimo da loro.

L’esperienza di Capo Animazione è stata probabilmente quella che più mi ha segnato fin’ora e che lascerà un’indelebile traccia nel mio percorso formativo ed educativo. L’imparare a diventare “psicologo”, a capire quanto e fin dove spingermi con uno dei miei ragazzi per tirar fuori da lui il meglio. E quanto ognuno dei miei ragazzi abbia necessità completamente diverse l’uno dall’altro. Il riuscire a fargli capire quanto, che loro decidano di fare questo lavoro per molti anni oppure no, tutto quello che loro imparano in animazione gli sarà di immenso aiuto nel mondo “normale”. Ho imparato una delle lezioni fondamentali nella vita. Il dover tenere la testa alta per quelle persone, i miei ragazzi, che danno tutto per me. L’essergli debitore di qualcosa. Di quella fatica che loro tutti i giorni fanno per per loro stessi e per me. Il saper di non poter sempre essere popolare. Il dover prendere decisioni che non sempre loro accetteranno avendo solo una parziale visione del dipinto. Ma che nonostante tutto faranno al meglio perché sono io a chiederglielo. Perché ci credono. Perché si fidano. Il doversi mettere da parte perché ora tocca a loro essere protagonisti. L’essere il regista dietro alle quinte. . Il loro grazie a fine stagione. Il capire di avergli dato qualcosa. Averli aiutati a scoprirsi per quello che realmente sono e possono fare. Il saper d’essere stato importante per loro proprio come qualcun altro lo è stato per me. Un’esperienza che mi ha fatto scoprire, dopo un lungo cammino di ignoranze e divertimenti, che ora sono davvero GRANDE. Sono in grado di poter prendere decisioni che prima mi facevano tremare al solo pensiero. Che finalmente sono responsabile e qualcuno riponeva in me la propria fiducia. E ogni stagione non posso che tirarmi su le maniche e dare del mio meglio. Per loro e per me stesso. Un’esperienza che segna il carattere, lo modella e lo fortifica. Che prepara alla vita.

Posted on 8 ottobre 2015 in News, Personaggi del Mese

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